Marciare contro il pensiero unico

Quindicimila persone che marciano sorridenti nelle strade di Roma per dare voce al proprio credo pro life sono una buona notizia, per nulla allarmante. Anche se per le corrive agenzie di stampa la loro pacifica Marcia per la vita è subito diventata “la marcia della discordia”, tra virgolette: guai a chi sfida il demone del pensiero unico. Chi come noi crede che l’aborto sia il grande scandalo morale del nostro tempo, può anche obiettare sulla scelta di sfilare nell’anniversario della legge 194.
22 AGO 20
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Quindicimila persone che marciano sorridenti nelle strade di Roma per dare voce al proprio credo pro life sono una buona notizia, per nulla allarmante. Anche se per le corrive agenzie di stampa la loro pacifica Marcia per la vita è subito diventata “la marcia della discordia”, tra virgolette: guai a chi sfida il demone del pensiero unico. Chi come noi crede che l’aborto sia il grande scandalo morale del nostro tempo, può anche obiettare sulla scelta di sfilare nell’anniversario della legge 194: perché non è contro una legge, ma contro una cultura, che bisogna lottare. Ma sarebbe ingiusto e inutile stare a misurare le tante sensibilità che si sono manifestate a Roma domenica. Di Gianni Alemanno si sa come la pensi, ha avuto il coraggio della meritoria iniziativa del cimitero dei bambini abortiti. Intollerante non è stata la sua partecipazione, bensì il tono di certe dichiarazioni politiche che hanno voluto leggere nella marcia addirittura simbologie fasciste, e peggio. Intanto in America Obama trasforma la sua opinione personale sui matrimoni gay in un’opzione presidenziale ed elettorale, senza sfilarsi la fascia tricolore. Nessuno ha obiettato.
Intanto François Hollande, neopresidente di “tutti i francesi” dichiara di voler introdurre al più presto il matrimonio omosessuale e legalizzare l’eutanasia. Che sia più facile riformare l’etica, facendosi portare dal mainstream, che salvare l’economia? Forse. Ma ciò dimostra, al contrario, che i temi della vita sono tutt’altro che nell’ombra, e tutt’altro che condivisi. Quel che non si può accettare è la dittatura di un pensiero unico, con divieto di manifestare con buonumore un credo opposto, come avvenuto a Roma.